Da 1700 anni la città cinese di Jingdezhen è nota come la capitale della porcellana. Il nuovo Imperial Kiln Museum celebra proprio quest’arte, nelle sue ampie campate di mattoni a vista pensate per intercettare la luce e il paesaggio. L’opera rappresenta una tappa cruciale della carriera di Zhu Pei, astro dell’architettura cinese
Il nuovo museo disegnato da Zhu Pei a Jingdezhen, in Cina, sorge su un’area archeologica in cui sono stati rinvenuti alcuni dei pezzi in mostra. Ha spazi suggestivi articolati attraverso cinque cortili e otto edifici simili a cannocchiali, con volte diverse per dimensione e curvatura. Racchiude sale espositive, un auditorium, libreria e sala da tè. Le superfici esterne si riflettono in due specchi d’acqua e i visitatori amano osservare da qui il lungo orizzonte delle rovine del forno imperiale.

(ph. Schran image) 
La sala da tè con l’apertura stretta e bassa che invita i visitatori a sedersi per godere la vista degli archi riflessi nell’acqua.

Un altro concetto che le sta a cuore è quello di ‘paesaggi della mente’. Ce lo spiega?
Sviluppato durante la dinastia Yuan, questo concetto esprime l’idea che la rappresentazione non si limita alla raffigurazione del paesaggio naturale, ma incarna al contempo la mente dell’artista. Le mie opere sono ‘paesaggi della mente’ perché non descrivono solo il rapporto tra architettura e paesaggio, ma anche il paesaggio della mia mente coinvolta nel processo creativo.
Tanti insegnamenti le arrivano dalla cultura architettonica cinese.
Nella prima fase della mia carriera mi sono concentrato più sulle idee innovative che sulle radici. Poi, nel contesto del cambiamento climatico globale, mi sono reso conto che l’architettura deve diventare più intelligente e lo può fare imparando dal passato e dalla natura. Questo è un pensiero proprio della filosofia cinese.


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